Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

15 SETTEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 16:57

“La presente azione penale è quasi un incontro del Brasile con il suo passato, con il suo presente e con il suo futuro”. Così Cármen Lúcia, giudice della prima sezione del Tribunale Supremo Federale, ha motivato il voto che, l’11 settembre, ha reso certa la condanna dell’ex presidente Jair Bolsonaro – sentenziato a 27 anni e 3 mesi – e di altri sette co-imputati per il tentativo di colpo di stato.

La storia del Brasile lascia pochi dubbi circa l’eccezionalità del verdetto. In passato, nessun colpo di stato, tentato e ancor di meno riuscito, era terminato con la condanna dei suoi responsabili. Il paese, sin dalla sua indipendenza, è stato soggetto al periodico intervento dei militari e alla rottura violenta dell’ordine costituzionale. L’ultima interruzione della legalità democratica, avvenuta nel 1964, era scaturita in una feroce dittatura militare, durata fino all’elezione diretta di José Sarney nel 1985.