Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 10:42

Il consiglio dei ministri del luglio 2022, i documenti golpisti ritrovati dalla Polícia Federal e l’invasione del Congresso. Sono questi i tre passaggi decisivi che hanno convinto quattro giudici su cinque della Corte Suprema brasiliana (STF) a infliggere all’ex Presidente Jair Bolsonaro la storica condanna a 27 anni e tre mesi di carcere per il tentato colpo di Stato messo in atto dopo aver perso le elezioni del 2022. Una spallata alle istituzioni che i giudici della prima sezione dell’STF hanno ritenuto provata oltre ogni ragionevole dubbio.

Accolte quasi tutte le richieste della Procuradoria General da Republica, la quale aveva contestato a Bolsonaro e ai sette componenti del suo gotha i reati di associazione a delinquere, abolizione violenta dello Stato democratico di diritto e colpo di Stato. Le motivazioni della sentenza verranno depositate soltanto nelle prossime settimane, ma nel corso delle dichiarazioni di voto i giudici del STF si sono soffermati sui tre passaggi chiave che hanno determinato la condanna della cupola bolsonarista.

In primis, il progetto golpista. Secondo la Corte Suprema, non è un’ipotesi investigativa, ma un preciso piano “di conquista del potere attraverso una rottura istituzionale documentata da un enorme quantità di prove”. Come lo ha definito la giudice Carmen Lucía, il cui voto ha permesso al STF di raggiungere la maggioranza per condannare l’ex presidente. Secondo le indagini della Polícia Federal, il progetto golpista sarebbe nato durante la riunione del 5 luglio 2022 tra Bolsonaro, i principali ambasciatori brasiliani e una cupola di alti militari e ministri del suo governo. Un incontro nel corso del quale l’allora Capo di Stato mise in dubbio l’affidabilità delle urne elettroniche e chiarì che “non possiamo arrivare alle elezioni, dobbiamo fare qualcosa prima”. Secondo il giudice Alexandre de Moraes, quel meeting equivale ad una “confessione” poiché “tutto ciò che è stato discusso quel giorno lo abbiamo poi ritrovato in uno dei documenti sequestrati dalla Polícia Federal”.