Un dato inconfutabile: dal primo lockdown imposto dalla pandemia di Covid-19, le richieste di supporto psicologico per professionisti e addetti aziendali italiani sono progressivamente aumentate, a causa dell’aumento dello stress, di preoccupazioni economiche o abitative e non in ultimo di timori legati al benessere fisico della persona. Per quanto stia crescendo lentamente l’apertura a parlarne, la salute mentale in ambito lavorativo resta un tema delicato e il fattore “costo” continua a costituire un forte deterrente per agire in questa direzione, con un’età media di soggetti che ricorrono alla terapia in discesa. Le relazioni personali, in linea generale, sono l’ambito più colpito da una salute mentale inadeguata (lo evidenzia il 46% del campione), seguite dalla crescita personale e dall’autostima (il 40%) mentre arriva al 37% la percentuale degli italiani che vedono nel malessere psicologico una minaccia per la carriera. Quanto all’impatto dell’intelligenza artificiale sul settore, i giovani, in particolare, non la temono e, anzi, la vedono come un’alleata del proprio benessere psicologico, con la metà di chi ha un’età compresa tra i 18 e i 29 anni che giudica in maniera positiva gli effetti dell’adozione di questa tecnologia sul miglioramento dell’assistenza alla salute mentale.
Benessere psicologico al lavoro: ecco perché le aziende dovrebbero eleggerlo a priorità
L'aumento delle richieste di supporto psicologico in ambito lavorativo riflette un cambiamento culturale e l'importanza di affrontare la salute mentale sul posto di lavoro








