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Venerdì l’agenzia di valutazione del credito Fitch ha abbassato il rating dei titoli di stato della Francia, e ha mandato in subbuglio il dibattito politico francese. La ragione è che la notizia è arrivata al culmine di giorni in cui si era parlato moltissimo dell’indebitamento del paese e che lunedì era caduto il governo di François Bayrou, che aveva assai insistito su una retorica allarmistica sui conti pubblici, basandoci la scommessa – persa – sulla sua sopravvivenza politica.
Il declassamento è stato strumentalizzato dai partiti, per ragioni opposte: Bayrou per sostenere che aveva ragione lui, l’opposizione per incolpare della situazione i governi nominati dal presidente Emmanuel Macron. Lo scontro rischia di avere ripercussioni sulle trattative del nuovo primo ministro, Sébastien Lecornu, per trovare appoggi in parlamento per la legge di bilancio – su cui erano caduti sia Bayrou sia il suo predecessore Michel Barnier.
La statunitense Fitch è una delle più influenti agenzie al mondo tra quelle che si occupano di rating, cioè della valutazione sulla situazione finanziaria di un paese: più è alto e più è ritenuto basso il rischio che un paese non possa pagare i suoi debiti. Quello della Francia è stato abbassato da AA- ad A+, il livello più basso assegnatole finora (ma comunque superiore a quello attuale dell’Italia, che è BBB).














