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Un ministro dice che l’acqua può uccidere e i giornali non parlano d’altro per giorni e giorni. Se cerco su Amazon “scarpe da running” l’ordine con il quale mi verranno presentate le diverse opzioni non sarà certo casuale. Così come non è casuale il modo in cui i prodotti vengono disposti sugli scaffali dei supermercati. Sono solo dei piccoli esempi di quanto l’attenzione sia da tempo diventata un bene economico raro, prezioso e contendibile.

Nella tradizionale definizione data da Lionel Robbins nel suo Essay on the Nature and Significance of Economic Science, l’economia è “quella scienza che studia la condotta umana nel momento in cui, data una graduatoria di obiettivi, si devono operare delle scelte su mezzi scarsi applicabili ad usi alternativi”. Dati gli obiettivi che ci vogliamo prefiggere, come dovremmo allocare le nostre risorse quando queste possono essere utilizzate per finalità differenti? Trovare risposte a questa domanda è ciò di cui l’economia si occupa. Pensiamo alla terra. Dovremmo costruirci sopra abitazioni, fabbriche, infrastrutture o dovremmo adibirla ad uso agricolo o per l’allevamento di bestiame? Tenendo conto che se facciamo una cosa, con la stessa terra non potremmo farne un’altra (fini alternativi) e che la terra non è infinita, ma scarsa. Pensiamo al lavoro. Se ci impegniamo in una certa attività, non potremmo dedicare quelle energie ad altro. Su cosa conviene concentrarsi, quindi, dati i nostri obiettivi? Che dire del capitale poi: ci serve di più un macchinario, un capannone, un ponte. E il capitale finanziario? Se scegliamo di investire in un certo progetto, con gli stessi fondi non potremmo finanziarne nessun altro.