Sul suo trattore, Josef Hadler falcia un prato sull'ex cortina di ferro che separava l'Austria dalla Jugoslavia. Non per sfruttare il territorio, ma solo per preservare la biodiversità di questo sito eccezionale. "Ieri una poiana mi ha seguito a cinque metri di distanza", racconta all’agenzia di stampa France Presse il contadino 54 enne di Sankt Anna am Aigen, che svolge lavori straordinari per l'associazione per la protezione della natura nella sua regione, la Stiria (sud-est). Siamo al confine con la Slovenia, e molto vicino, almeno in linea d’aria, a quello con l'Ungheria, sul versante opposto al triplice limite tra Vienna, Lubiana e l’Italia.
L’effetto-sorpresa dei “blocchi”
Sui quindici ettari protetti di questo villaggio, specie endemiche di flora e fauna scomparse altrove sono riuscite a sopravvivere, un effetto inaspettato della Guerra Fredda, ma ravvisato anche in altre ex linee di separazione tra le due cortine. "Nessuno avrebbe costruito la propria casa direttamente sul confine, che è rimasto verde", spiega Johannes Gepp, presidente locale dell'organizzazione per la protezione ambientale Naturschutzbund, che acquista appezzamenti di terreno dagli agricoltori. Sebbene esposto a sud, questo prato era stato un tempo convertito in un campo per la coltivazione intensiva di mais. Ma si è rivelato troppo secco e il contadino lo ha venduto volentieri quindici anni fa per acquistarne un altro che offrisse una buona resa. "Dalla monocoltura, siamo passati dalla coltivazione di 70-80 specie per 100 m²", eliminando i fertilizzanti e falciando solo una o due volte all'anno, spiega Markus Ehrenpaar, direttore generale del Naturschutzbund della Stiria.










