Ernest Kaltenegger è salito sulla sua Skoda e ha passato il confine. Verso sud, fino a un piccolo festival “alternativo e transfrontaliero” in un paesino sperduto tra i boschi della Slovenia. Non ha libri da presentare, nessun protagonismo da esibire, un signore anonimo tra la folla arrivato lì per curiosità, per scambiare qualche stretta di mano con alcuni compagni di cui aveva saputo chissà come e quando in quello che è comunque un rapporto consolidato tra il Partito Comunista Austriaco e i popoli della ex Jugoslavia tanto che ogni anno a Graz si svolge una partecipata YugoFesta.

Kaltenneger conosce bene la Slovenia, una terra dal cuore verde come la sua Stiria ma con anche con una storia di resistenza emblematica; ne ha fatto anche un reportage fotografico per testimoniare i luoghi e i monumenti messi a ricordo della lotta antinazista dei partigiani jugoslavi.

Finisce che ci si trova con una birra bella fresca in mano e si chiacchiera di Graz, delle sue viuzze medievali e lo Schlossberg in alto, dimora per secoli del ramo più giovane degli Asburgo. Il castello sulla rocca, dove arrivarono nel 1382 i maggiorenti triestini per sottoscrivere la dedizione di Trieste all’Austria. La protezione degli Asburgo contro Venezia in cambio di una provvista annuale di vino, Prosit!, e vuoi non sorridere. Poi la Graz di oggi attraversata dai tram, il teatro all’aperto sull’isola d’acciaio in mezzo al fiume Mur, il grande museo di arte contemporanea, bolla di plexiglas blu, e Kaltenegger parla preoccupato dei tagli feroci dei contributi statali alla cultura.