La vita dopo di lui, il futuro di Armani quando Giorgio non ci sarebbe stato più. Il 15 marzo 2025 il grigio è scappato dalle passerelle per vestire il cielo di Milano e srotolarsi come un tappeto sulla testa di un uomo solo (si è sempre soli davanti alla morte) mentre chissà quali tempeste si agitano nel cuore di quell’anziano signore che, ormai vicino alla fine dei suoi anni, consegna le ultime volontà al notaio. Nei suoi occhi azzurri annacquati dalla ferocia del tempo sfilano i volti, gli sguardi, gli abbracci, le parole dette e quelle solo pensate dei parenti, dei collaboratori, degli amici e forse pure dei nemici. Gli deve essere passato davanti il film a colori della sua vita e lui era lì, solo, a disegnare la sua ultima collezione, a costruire la nuova architettura del suo impero. Nei cinque fogli scritti di suo pugno, chiusi in una busta color seppia e sigillati con la ceralacca rossa c’è molto più di un testamento, c’è il destino della sua visione, la sopravvivenza di un sogno. Ci sono il passato, il presente e il futuro che lui spera diventi eternità. Il 15 marzo è un sabato e questo è un altro di quei dettagli che fanno da ordito e da trama alla vita di Armani.

Non ha rubato tempo al lavoro, alle giornate convulse, agli appuntamenti, alle riunioni. Per congedarsi dalla sua creatura Armani ha scelto il silenzio di un giorno di riposo in continuità con una vita in cui la forma è sempre sostanza, l’eleganza coincide con la discrezione e il lusso si traduce in un’alchimia in cui ogni elemento basta a sé stesso. Nel suo testamento c’è molto più di una divisione matematica dei beni, non c’è il peso lordo e quello netto della bilancia, tot a uno e tot all’altro, come se il suo impero fosse uno spezzatino da distribuire in parti uguali, secondo il metro del denaro. Tra le righe di quelle disposizioni si svela tutto il mondo di Armani, in un intreccio inscindibile che è un abbraccio tra lavoro, amore e famiglia. Ed è questo continuo mescolìo di passioni, questo impastare il sudore con l’amore, fare del lavoro la propria famiglia e viceversa, la cifra della vita di Armani che si legge nel non scritto del suo testamento, tra le righe bianche, nei punti finali, nelle virgole e nella scelta di ogni parola. Nulla è lasciato al caso, nulla è superfluo, tutto è in perfetto, armonioso, equilibrio. I due testamenti (il secondo è stato depositato il 5 aprile, sempre di sabato) di Armani sono cuciti addosso alla sua esistenza di uomo, di stilista e di imprenditore.