Continuità gestionale con i manager e la famiglia e futuro riassetto azionario in alleanza con uno dei big internazionali del lusso.

Sono questi i due pilastri del testamento di Giorgio Armani, resi pubblici nelle ultime ore. L’imprenditore scomparso a 91 anni giovedì 4 settembre, ha diviso il suo patrimonio tra il braccio destro Pantaleo (Leo) Dell’Orco, la sorella Rosanna e il figlio Andrea Camerana e le nipoti Silvana e Roberta (figlie del fratello Sergio, morto anni fa). Ma un ruolo cruciale sarà quello della Fondazione Armani, alla quale va il 100% delle quote della maison.

Nel dettaglio, alla Fondazione, che aveva già lo 0,1%, va il diritto di piena proprietà sul 9,9% (pari al 30% dei diritti di voto) e il diritto di nuda proprietà sul restante 90% delle quote. Il resto dei diritti di voto è diviso tra Dell’Orco (compagno di vita dello stilista) e i nipoti Silvana Armani e Andrea Camerana. Sul totale della società, quindi, Dell’Orco avrà il diritto di usufrutto sul 30% delle quote e il 40% dei diritti di voto.

Il riassetto della maison

Ma nelle sue volontà Armani prevede anche un futuro riassetto azionario, piano che sorprende per la definizione accurata dei vari passaggi, ma che lo stesso stilista aveva studiato da tempo con i suoi advisor finanziari. Entro 5-8 anni viene indicata la possibilità di una cessione della maggioranza o di una quotazione in Borsa. Il piano per il futuro prevede nel giro di qualche anno l’entrata in maggioranza di un colosso del lusso o, in alternativa, la quotazione in Borsa, con la Fondazione che resterà al 30% del capitale. Non vengono invece indicati come potenziali partner fondi di private equity o investitori finanziari.