Preciso, pragmatico, quasi chirurgico là dove stabilisce quante settimane un erede può passare sullo yacht, come sono distribuite le ville, chi ha il diritto di voto o a chi vanno, nome per nome, le (ricche) suppellettili di casa. I due testamenti di Giorgio Armani non lasciano nulla al caso. E innanzitutto indicano la strada della futura Giorgio Armani Spa, il gruppo della moda che lui aveva fondato, cresciuto e difeso all’insegna del «non avrai nessun azionista all’infuori di me». Ora si cambia, il capitale si apre, lo stilista ha fatto anche nomi e cognomi di possibili partner ma ci sarà sempre il presidio della Fondazione Armani, prolungamento terreno della «filosofia» di Re Giorgio. Con il compagno e manager Leo Dell’Orco al centro nel ruolo di regista.