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12 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 16:06
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha ufficialmente aperto un procedimento contro il Governo svizzero, sede del Tas di Losanna, sulla base del ricorso presentato nel 2022 da Alex Schwazer. “Adesso si comincia a ragionare bene”: a confermarlo è l’avvocato Gerhard Brandstaetter a LaPresse. “Che scenari si possono prevedere? Tutta una serie di quesiti e indagini devono essere posti dal governo federale che non ha concesso la riapertura del Riesame sulla base della sentenza di assoluzione da parte del giudice italiano, il che significa non concedere l’accesso garantito dai Diritti europei dell’uomo alla giustizia, perché gli hanno negato questo processo. Ora andiamo a vedere quello che succede“, ha sottolineato Brandstaetter, legale del marciatore.
Un caso lunghissimo e molto complesso quella che ha coinvolto il marciatore italiano, campione olimpico sulla 50 Km a Pechino 2008, la cui carriera è stata condizionata (e compromessa) da due vicende legate al doping. Ma se nel primo caso Schwazer aveva ammesso la sua colpevolezza – patteggiando la pena, collaborando con la giustizia e affidandosi all’allenatore Sandro Donati, simbolo della lotta al doping, per tornare a gareggiare -, nel secondo caso l’atleta ha sostenuto sempre la sua innocenza in tutte le sedi possibili. Innocenza che gli è stata riconosciuta dal Tribunale di Bolzano: ma se per la giustizia italiana Schwazer non si è dopato nell’inverno 2015/16 – con il Tribunale che ha archiviato il procedimento a carico del marciatore altoatesino per “non aver commesso il fatto” – per Wada e World Athletics non è così.






