Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 14:57

di Carla Vitantonio*

Stamane a L’Avana, dove lavoro da anni su progetti di cooperazione e aiuto umanitario, ci siamo svegliati con questa notizia: Accuse di molestie sessuali per Mario Beccia, direttore dell’Agenzia Italiana di Cooperazione allo Sviluppo a Bogotà. L’articolo, scritto dalla docente e giurista colombiana Ana Bejarano Ricaurte, riporta nel dettaglio le denunce di molestie sessuali a carico del Direttore. Alcune tra le dipendenti hanno denunciato le presunte molestie attraverso il meccanismo interno di salvaguardia e la decisione finale dell’Agenzia pare aver dato loro ragione, tanto che l’accusato ha ricevuto il divieto di richiedere una nuova missione per due anni. A detta di molti si tratta tuttavia di una sanzione quasi irrisoria se comparata con il danno che sarebbe stato provocato. Inoltre una recente delibera include l’ex direttore in un gruppo di funzionari cui si aumenta lo stipendio a seguito della vittoria di una selezione interna. Un obbligo di legge certo ma probabilmente non ciò che mi aspetto da un’Agenzia che vuole essere leader nella promozione dell’uguaglianza di genere.

Qui a Cuba conosciamo tutti l’Aics, tanto più che fino al 2021 la sede di Bogotà e quella dell’Avana avevano la stessa direzione. Sappiamo bene che l’Agenzia italiana ha, tra le sue linee strategiche, la promozione dell’uguaglianza di genere, in accordo non solo con gli obiettivi di sviluppo sostenibile e l’Agenda 2030 (Obiettivo 05), ma anche e soprattutto con l’ambiziosissimo Gender Action Plan, il piano d’azione sull’uguaglianza di genere promosso dall’Unione Europea, che si basa su un principio semplice eppur controverso: “lead by example”. Tradotto in italiano, “guida dando l’esempio”, o ancora meglio, il personale è politico. Se pensavamo di essere scampati alle ammonizioni femministe degli anni Settanta, pensavamo proprio male, perché oggi il temuto motto ritorna con forza grazie anche ai movimenti transfemministi e decoloniali, e ci dice che sì, non è possibile tracciare una linea netta tra ciò che si predica e come si razzola.