L'inclusione passa anche dalle relazioni e dal linguaggio. E se le nostre comunicazioni, la nostra socialità, sono sempre più intrise di digitale, allora anche il digitale deve essere messo sotto osservazione per capire quali potenzialità può offrire. Dei danni ne parliamo e ne parleremo ancora a lungo: i pericoli negli spazi virtuali dei social media, i mutamenti che stanno provocando i dispositivi e le piattaforme che ci permettono di ottenere tutto e subito, la superficialità che prevale sull'approfondimento perché la velocità con cui passiamo da un'app all'altra, da una chat all'altra, non permette la riflessione. La domanda allora è: possiamo trovare anche dei lati positivi in questa rivoluzione digitale? La virtualità può anche essere un mezzo tramita il quale costruire una società più equa. Sono questioni che abbiamo provato a rivolgere ai partner di CampBus, il progetto del Corriere della Sera che ha proprio l'obiettivo di diffondere cultura digitale nelle scuole italiane e che, quest'anno, prova anche a portare spunti di educazione sentimentale insieme alla Fondazione Cecchettin. Due sfere sociali che si intersecano. Perché se nel digitale le nuove generazioni costruiscono ormai la maggior parte delle loro relazioni, allora è il digitale che dobbiamo studiare per capire come può essere utilizzato al meglio per migliorarci e non danneggiarci.