Una questione etico-sociale, ma anche un asset strategico in grado di rendere le imprese più competitive e capaci: la multiculturalità è oggi uno dei grandi temi su cui è necessario confrontarsi in chiave di opportunità e di crescita della società e del lavoro.

La mobilità internazionale, la crescente presenza di seconde/nuove generazioni e l’intensificarsi degli scambi culturali richiedono che le imprese sviluppino modelli organizzativi inclusivi, capaci di rispondere alle esigenze della società in cui operano.

L’Italia, in questo contesto, affronta molteplici sfide: da una parte l’invecchiamento della popolazione, il calo demografico e lo skill mismatch che stanno trasformando il mercato del lavoro, con una conseguente carenza di risorse disponibili e una mancanza di profili con competenze in linea con le richieste del mondo produttivo; dall’altra, il riconoscimento dei talenti delle persone appartenenti a minoranze etnico-culturali o con background migratorio, che scontano una scarsa rappresentatività in tutti i livelli e ruoli aziendali.

Questo avviene anche in grandi metropoli e nelle sedi italiane di multinazionali, in cui si fatica ad attrarre una forza lavoro multiculturale.

Queste le premesse alla base dello studio “Multiculturalità al lavoro: storie e dati dal mondo aziendale”, un lavoro corale di Valore D che intreccia dati, testimonianze di imprese e di persone, contributi di esperti ed esperte provenienti da diversi ambiti disciplinari, con l’obiettivo di raccontare la multiculturalità nel tessuto produttivo italiano e offrire alle aziende strumenti per facilitare l’inclusione e costruire strategie per valorizzare le differenze.