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In una zona non lontana dall’aeroporto dell’enorme capitale indiana Delhi c’è l’International Museum of Toilets, un’esposizione commentata di water, bagni, latrine e soluzioni più o meno antiche o tecnologiche per permettere alle persone di defecare. Non è però uno dei tanti musei di stranezze che nascono un po’ ovunque: in India l’accesso della popolazione ai gabinetti è stato una questione rilevante di salute pubblica per molto tempo, e in parte lo è ancora.
Il museo è stato creato ed è gestito dalla Sulabh International, associazione fondata da Bindeshwar Pathak, sociologo e imprenditore indiano che ha passato la vita a portare bagni e latrine nelle zone più remote dell’India, guadagnandosi onorificenze dallo stato e premi internazionali (presentò anche la sua opera al Papa, negli anni Novanta).
L’esposizione di bagni e latrine della Sulabh International, a Delhi (Valerio Clari/il Post)
In India ancora nel 2000 solo il 14 per cento della popolazione aveva accesso a strutture igienico-sanitarie di base: era uno dei dati peggiori al mondo. E il problema era molto più grave nelle zone rurali, dove defecava all’aperto il 91 per cento degli indiani. Esiste una chiara relazione fra la defecazione all’aperto e la circolazione di malattie come diarrea, colera e tifo. Studi e statistiche hanno confermato che aumentando l’accesso alle strutture igieniche diminuisce il tasso di mortalità infantile.







