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12 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 8:44
Gli studenti italiani stanno sempre peggio: hanno problemi relazionali con i compagni, vivono con un forte disagio interiore e non se la passano bene in famiglia. I nostri adolescenti chiedono aiuto. E lo fanno rivolgendosi sempre meno ai docenti e sempre più allo psicologo scolastico. Ad oggi non esistono dati ufficiali a livello nazionale riguardo quanti allievi abbiano effettivamente preso un appuntamento. Né ci sono numeri sui colloqui erogati in tutt’Italia. Tuttavia, le stime indicano che una percentuale compresa tra il 10% e il 15% della popolazione scolastica usufruisce di questo servizio. “Nonostante non vi sia un quadro oggettivo nazionale – spiega la presidente dell’Ordine nazionale degli psicologi Maria Antonietta Gulino a ilfattoquotidiano.it – perché gli sportelli non sono presenti in ogni scuola, registriamo un aumento del fabbisogno che ci sta spronando a chiedere al ministero che il servizio venga offerto ovunque. Dopo la pandemia il colloquio con noi psicologi non è più un tabù. Stiamo assistendo ad un cambio di cultura bio-psico-sociale”.
A dimostrare che siamo di fronte a un’emergenza sono i dati dei territori. In tal senso, la fotografia che arriva dal servizio dell’Ats di Bergamo la dice lunga. In un solo anno i colloqui, gestiti dal team di 19 psicologi per 28 scuole del territorio, sono aumentati del 17%, passando da 2.860 a 3.364, per una media di 3,57 colloqui per studente, contro il 3,09 del 2023-2024 e il 2,57 di cinque anni fa. “È chiaro che il Covid – dichiara a ilfattoquotidiano.it il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli – ha sdoganato il ricorso allo psicologo. Sosteniamo la proposta dell’introduzione di una figura di questo tipo in pianta stabile. Sarebbe utile non solo per i ragazzi ma anche per i docenti, specialmente in situazioni di difficoltà. È un servizio che la scuola deve poter offrire”.








