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Ultimo aggiornamento: 18:08
di Paola Medde
Il disagio psicologico è in crescita: il 40% delle ragazze della Generazione Z (nate tra metà anni ’90 e il 2010), si sente spesso depressa, e oltre il 54% dei giovani presenta disturbi emotivi. Inoltre, un’ampia fascia di popolazione convive con patologie croniche (circa 24 milioni), o disabilità (circa 3 milioni), condizioni che impattano fortemente sul benessere psicologico del malato ma anche di chi se ne prende cura: i caregivers, spesso familiari. A fronte di un aumento del 10% delle richieste d’aiuto psicologico in soli cinque anni, il Bonus Psicologo può essere sufficiente per affrontare un malessere così diffuso e profondo?
I dati ci dicono di no. Nel 2024, meno dell’1% delle oltre 400mila domande è stata accolta; chi è rimasto fuori ha trovato liste d’attesa infinite, servizi pubblici carenti o costi proibitivi nel privato tanto da rinunciare a curarsi. Inoltre, il bonus non sembra pensato per sostenere chi ha più bisogno. I criteri di accesso Isee e la rapidità nella presentazione della domanda fanno sì che l’assegnazione del contributo segua l’ordine di arrivo delle richieste, con priorità ai redditi più bassi fino all’esaurimento dei fondi. Nessun riferimento alla diagnosi, all’età, all’urgenza o complessità del bisogno. Parliamo di sanità o di lotteria? Sarebbe come decidere chi curare al Pronto Soccorso in base all’ordine di arrivo, e non al triage.






