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Il giornalista americano della Stampa non riesce a trattenersi riguardo all'uccisione dell'influencer: "Era un amico di Trump, la violenza in America cresce grazie a gente come lui"
Lo sciacallaggio sull'uccisione di Charlie Kirk continua a fare proselitismo in Italia e, tra i commenti più surreali, non poteva mancare quello di un anti-trumpiano doc come Alan Friedman. L'influencer 31enne, fondatore di Turning Point USA e figura di spicco del mondo conservatore americano, è stato vittima di un attentato mortale mercoledì 10 settembre durante un evento universitario in Utah. La sua uccisione ha scosso il mondo politico internazionale e acceso un acceso dibattito internazionale anche dall'altra parte dell'Atlantico, il cui l'episodio emblematico forse più evidente è stato la mancata autorizzazione a svolgere un minuto di silenzio dentro l'Aula del Parlamento europeo; ma c'è chi si è superato, come per l'appunto Friedman.
Ha infatti suscitato non scarse polemiche il post dell'editorialista della Stampa pubblicato sul proprio profilo di X sull'uomo freddato con un singolo colpo al collo: "Charlie Kirk, il propagandista MAGA ucciso ieri, era un amico di Trump. Sostenne la violenza del 6 gennaio 2021. Disse che le donne nere non avevano diritto al lavoro, che i gay andavano uccisi, e fece propaganda pro-Putin. La violenza in America cresce grazie a gente come lui". In pochi minuti si sono scatenate una serie di reazioni al suo tweet che ha costretto il medesimo Friedman a cancellare, anche se oramai gli screenshot lo avevano già abbondantemente immortalato, inchiodandolo alle proprie responsabilità giornalistiche. Anche perché un concetto non dissimile era stato espresso dallo scrittore statunitense in un video su La Stampa.














