Nonostante l’opposizione del mondo ambientalista e animalista - quarantesei sigle ne avevano chiesto lo stralcio dal disegno di legge “Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane” - è stato approvato in Senato, all’articolo 15, l’emendamento che prevede la cancellazione del divieto di caccia per un raggio di mille metri sui valichi montani, corridoi vitali per milioni di uccelli migratori che nel loro viaggio sono obbligati ad attraversare le Alpi. Non solo: lo stesso ddl prevede all’articolo 13 la fissazione ’abbattimento dei lupi attraverso la fissazione, per decreto, del tetto massimo degli esemplari da uccidere annualmente.

La cosiddetta “legge sulla Montagna”, secondo quanto dichiarato dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, ha l’obiettivo, sono le sue parole nel presentarla, di “riconoscere e promuovere le peculiarità delle zone realmente montane, assicurando la tutela dei diritti in quei territori e garantendo un reale godimento dei servizi pubblici essenziali, come scuola e sanità”. Ma non di diritti e servizi pubblici essenziali parlano i due articoli che vanno a colpire la fauna selvatica.

La formulazione dell’articolo pone inoltre degli interrogativi. La senatrice del M5s Gisella Naturale, in sede di discussione in Aula, ha evidenziato come il testo “specifica che tali valichi montani devono essere interessati dalle rotte di migrazione dell'avifauna in misura rilevante - cioè si usano dei termini che non hanno nulla di oggettivo, perché bisogna vedere a cosa ci si riferisce quando si parla di misura rilevante - e che, per la loro conformazione orografica, comportino un apprezzabile restringimento lungo un passaggio obbligato e anche qui quando si dice ‘apprezzabile’ bisogna vedere da chi”.