di
Simone Golia
Reduce dall'esperienza al Flamurtari, in Albania, l'allenatore racconta il dramma del figlio Gianmarco e non solo: «Con lui è morta anche una parte di me. Parlai con Luca Attanasio quattro giorni prima che lo uccidessero»
La prima immagine che le viene in mente?«Io da piccolo che salivo sugli alberi per prendere i pinoli. Oppure le elementari a Roma. Ricordo la parrocchia Santo Ippolito, giocavo quattro ore al giorno al battimuro. Insegnava a dribblare meglio».
E il primo ricordo del calcio?«Quando mi sono messo la maglia della Lazio a 14 anni. Qualche mese prima avevo fatto dei provini con Bologna e Torino, con me c'era Bruno Conti. Partimmo in treno, 20 ore di viaggio. Dormimmo insieme».






