Si è conclusa la vicenda delle candidature della sinistra alle presidenze regionali. Il regionalismo ne esce bene, perché i tre candidati hanno buone esperienze amministrative e due ottimi passati professionali. Non ne esce bene, invece, la democrazia, per diversi motivi. In primo luogo, ci si domanda perché due partiti che hanno l’uno più di cinque milioni, l’altro più di quattro milioni di elettori sono così a corto di personale politico di vaglia da sentire il bisogno di trasferire da Strasburgo, dove siedono da appena un anno, ben tre candidati. Questo è il segnale preoccupante di una ristrettezza della classe partitica al vertice: la distanza tra numero di elettori e numero di candidabili con possibilità di successo è prova del carattere oligarchico di partiti che, strumento principale della democrazia, non sono essi stessi democratici al loro interno.