Otto impronte parziali, sei sul sacchettino con dentro i cereali e due sul sacchetto con dentro la spazzatura. A distanza di 18 anni dall'omicidio di Chiara Poggi è un risultato quasi sorprendente quello emerso oggi durante l'incidente probatorio disposto dal gip di Pavia Daniela Garlaschelli nella nuova indagine con cui la procura guidata da Fabio Napoleone ipotizza che a uccidere la ragazza sia stato l'amico del fratello, Andrea Sempio, in concorso con altre persone. Una ricostruzione a cui si stanno cercando i riscontri ma che finora, per quel che si sa, non ha cambiato il quadro tracciato con la condanna in via definitiva a 16 anni di carcere di Alberto Stasi, l'allora fidanzato della vittima, che si è sempre proclamato innocente.
Nel pomeriggio, dopo almeno cinque ore di lavoro negli uffici della Questura di Milano, il perito dattiloscopico Domenico Marchegiani e i consulenti dei pm, delle difese e della famiglia di Chiara, hanno rintracciato le otto impronte latenti non sull'etichetta del bricchetto di Estathè, né sulla confezione di biscotti ma sui due sacchetti, tutto materiale che fu sequestrato nell'immediatezza del delitto. Si tratta di tracce che vantano i requisiti minimi - ossia che presentano almeno 10 creste o una caratteristica specifica - ma al momento non si sa se sono utilizzabili (vanno definite le minuzie). Per questo Marchegiani dovrà fotografarle con tecniche particolari e inviare la documentazione fotografica al suo ausiliario tecnico, un esperto dell'ufficio di polizia scientifica di Torino. Il quale le valuterà al fine di stabilire se si possano usare o meno per la comparazione delle impronte disponibili e che sono state prelevate, oltre che a Chiara in sede di autopsia, a tutti coloro che si sono alternati sulla scena del crimine prima del brutale assassinio, avvenuto la mattina del 13 agosto 2007.










