L’intelligenza artificiale non è intelligente, non ha intenzioni proprie in grado di renderla una potenziale “ribelle” e paragonare le reti neurali artificiali al cervello umano è “una delle analogie più ingannevoli della storia della tecnologia”. Ma d’altra parte l’idea che l’IA sia una tecnologia come le altre – neutra, prevedibile, regolabile con strumenti tradizionali – “è uno dei più insidiosi falsi miti della contemporaneità”.

Viviamo in un’epoca in cui l’Intelligenza Artificiale è entrata nel discorso pubblico con una forza senza precedenti. La troviamo nei titoli dei giornali, nei convegni, nelle agende politiche e nei racconti di futuri possibili. Ma la comprendiamo davvero e soprattutto quali sono le lenti attraverso le quali la guardiamo?

Nel suo nuovo libro “Il teatro delle macchine pensanti - 10 falsi miti sull’intelligenza artificiale e come superarli”, edito da Digital Transformation Institute e disponibile a partire dal 10 settembre, Stefano Epifani smonta dieci tra i più diffusi falsi miti sull’IA per avvicinarsi alla materia lontano dalla retorica, in maniera comprensibile.

Il titolo non è casuale: il “teatro” non è solo metafora, ma una chiave di lettura critica. L’IA, oggi, è spesso presentata come un personaggio dotato di volontà, coscienza, potere. Un attore a cui attribuiamo ruoli mitici – salvatore, distruttore, giudice, oracolo – proiettando su di esso aspettative e paure. Epifani invita il lettore a guardare invece dietro le quinte e a rimettere nella giusta prospettiva il discorso sull’IA, smontando miti, svelando ambiguità, ma soprattutto recuperando consapevolezza.