Il nipotino del mugnaio, la faccia scavata, fa oggi ottant’anni. E continua a macinare. Macina chilometri, macina incontri, macina preghiere e battaglie e sfuriate contro le ingiustizie. E nella canonica di Pieve di Cadore, tra i monti dove tutto iniziò e dove ha chiesto di farsi riportare «quando verrà il momento, con una tomba rivolta agli Spòute de Tór», il gruppo dolomitico sullo sfondo del borgo natio, ricostruisce la sua storia di poveri, Calabrie, occhialerie, baracche, vocazioni, eresie... Partendo dal nonno del quale ereditò il nome: Pio Luigi Ciotti.
Don Ciotti: «Edoardo Agnelli mi confessò le sue sofferenze. Alla moglie di Riina dissi: non basta pregare. Del Vecchio? Gli scrissi, non mi rispose»
Gli 80 anni del fondatore di Libera e del Gruppo Abele: «Entrai in seminario già 20enne non con l’idea di fare il prete ma per spendermi per gli altri»









