Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 9:59
Il documento, un dattiloscritto di quattro pagine, riporta in alto a destra del suo frontespizio due timbri: “BOZZA” e “14 novembre 2001”. Esattamente 24 ore prima di una tragedia che avrebbe sconvolto la famiglia Agnelli. Nelle ultime righe della seconda pagina, esplicitando l’intestazione della bozza (“Atto di donazione di nuda proprietà”), si legge che “il signor Giovanni Agnelli dona al signor Edoardo Agnelli, che accetta, la nuda proprietà. Riservandosi l’usufrutto generale vitalizio di una quota di lire 5 miliardi della DICEMBRE Società semplice, con sede in Torino…”.
Una bozza, redatta dal notaio con ogni evidenza su indicazione e istruzioni di Gianni Agnelli, che però non si trasformerà mai in un atto definitivo ed esecutivo. La mattina dopo la data indicata sul suo frontespizio, infatti, Edoardo Agnelli, il figlio maschio dell’Avvocato, si sarebbe suicidato gettandosi dall’alto degli 80 metri del viadotto dell’autostrada Torino-Savona che, in provincia di Cuneo, scavalca il fiume Stura.
Quella bozza, assieme ad altre carte, era stata ritrovata nel novembre 2024, dagli uomini della Guardia di Finanza di Torino guidati dal colonnello Alessandro Langella, nella perquisizione effettuata nel novembre 2024 nello studio dell’avvocato Franzo Grande Stevens, il legale e a lungo consigliere dell’Avvocato. Grande Stevens, scomparso nel giugno scorso, non è mai stato coinvolto in alcun modo nell’indagine dei pm torinesi Marco Gianoglio, Mario Bendoni e Giulia Marchetti sull’eredità Agnelli. Avviata dopo un’esposto della figlia del “signor Fiat”, Margherita Agnelli, che rivendica i beni della madre Marella Caracciolo, finiti in successione ai figli John, Lapo e Ginevra Elkann, grazie a una residenza svizzera della vedova dell’Avvocato che, secondo la Procura, sarebbe falsa e allestita con “artifici e raggiri”.









