Dieci righe scritte a penna. Sotto, la data: 20 gennaio 1998. E la firma: Gianni Agnelli. A distanza di 22 anni dalla morte dell'Avvocato, e nel pieno della disputa sulla sua eredità, spunta un nuovo testamento che, almeno secondo la figlia di Agnelli, potrebbe rimettere in discussione l'assetto delle aziende di famiglia e la spartizione del colossale patrimonio. Il foglio, vergato a penna, è stato trovato dalla Guardia di finanza di Torino durante le perquisizioni svolte nell'inchiesta sulla residenza di Marella Caracciolo, ed è stato depositato due giorni fa dai legali di Margherita Agnelli nella causa civile contro i figli John, Lapo e Ginevra Elkann.
La partita è importantissima: si gioca la proprietà di Dicembre, la storica cassaforte che, attraverso Exor, controlla l'impero della famiglia, composto, fra le altre, da Stellantis, Ferrari, Juventus. Nel documento si legge: «A modifica di altre disposizioni precedenti lascio a mio figlio Edoardo la mia partecipazione nella società semplice Dicembre, pari all'incirca al 25%. Sono sicuro che gli altri miei congiunti, già proprietari ciascuno di una quota della stessa attività, accetteranno senza contestazioni questa mia disposizione». Un testamento che, secondo i legali di Margerita, Dario Trevisan e Valeria Proli, supererebbe le disposizioni della "lettera di Monaco", del 1996, fatte valere alla morte dell'Avvocato. Quel documento, infatti, era stato redatto prima che Gianni Agnelli si sottoponesse a una delicata operazione a Monte Carlo: prevedeva che il 25% della sua partecipazione nella Dicembre venisse riconosciuto al nipote John Elkann. All'apertura del testamento di Gianni Agnelli - fanno sapere ancora i legali -, il 24 febbraio 2003, presso lo studio del notaio Ettore Morone, Marella Caracciolo, moglie di Agnelli, «trasferiva a titolo di donazione a John Elkann una quota pari al 25,37% della Dicembre, consentendogli di acquisire la maggioranza del capitale.







