Sarebbe stato proprio lui, Khalil al Hayya, secondo i resoconti dei media arabi, l'obiettivo principale del raid di Israele a Doha contro i leader di Hamas in esilio, riuniti nella capitale del Qatar per discutere i dettagli della proposta di Donald Trump per un cessate il fuoco a Gaza.

Oltre ad al Hayya - a capo dell'ufficio politico del gruppo dopo l'uccisione di Ismail Hanyeh nel luglio del 2024 a Teheran e di Yahya Sinwar quasi un anno fa nella Striscia - nel mirino dell'Idf c'era l'intero comitato direttivo di Hamas, dallo storico leader Khaled Meshaal, al finanziatore Zaher Jabarin, fino a Muhammad Darwish, Razi Hamad e Izzat al-Rishq.

In particolare al Hayya, considerato il braccio destro di Sinwar, ha ricoperto il ruolo di capo negoziatore nell'ambito delle trattative per il cessate il fuoco.

Nato a Gaza nel 1960, è stato membro di Hamas sin dalla sua fondazione nel 1987. Da anni si è stabilito a Doha, diventando uno dei membri più influenti di Hamas all'estero e svolgendo il ruolo di collegamento con il resto del mondo arabo e islamico.

Nel 2007, ricorda l'emittente qatarina Al Jazeera, un raid israeliano colpì la sua casa di famiglia a Gaza City uccidendo diversi suoi familiari. Nella guerra del 2014, il figlio maggiore, Osama, rimase ucciso nel bombardamento della sua casa, insieme alla moglie e a tre figli. Al Hayya non era presente durante quegli attacchi. Secondo un altro membro dell'ufficio politico di Hamas, Suheil al Hindi, nell'attacco di oggi a Doha al Hayya avrebbe perso un altro figlio, ucciso insieme al direttore del suo ufficio Jihad Labad e ad altri "diversi martiri".