Fa subito anni Settanta/Ottanta, però chi ce la fa a resistere? In due sulla seggiolina, tenda tirata: il (primo) bacio rubato, il frame di una sbronza colossale, il ricordo di una giornata tra amici, risate, scherzi e l’immortalità del singolo momento. Ché diciamocela tutta: comode le foto digitali, per carità. Pigi un pulsaltino sul cellulare che hai sempre in tasca, inquadri alla meno peggio, oramai anche gli smartphone più economici hanno una risoluzione da fotografo di medio livello. Ma vuoi mettere la carta?

Quella lucida, magari pure di pessima qualità ma chissene, i souvenir sono fatti anche così (fosse solo una questione di pixel sai che noia). Quella con la listarella lunga, formato tessera epperò in fila; quella che tre, due, uno “cheese”. Sante, santissime, intramontabili cabine per le fotografie automatiche.

In Italia ce ne sono più di 5mila, mica solo nelle grandi città (anzi): stanno cedendo al tecnologico pure loro (ormai hanno tutte il compiuterino dentro), ma sai che c’è? Sono tornate di moda. Pochi euro per qualche scatto, spesso per gioco (la fotografia da documento capita sia poi da rifare, la porti in questura per il rinnovo del passaporto e ti dicono non-va-bene-noi-consigliamo-sempre-il-fotografo-lo-vede-questo-riflessino-qui-sulla-sente-dell’occhiale ?), quasi sempre perché ti rimane. Lì, nel portafoglio: il nonno con la nipotina che fa la linguaccia, la comitiva di turisti coi cappellini “we love Italy”, due ragazzini innamorati ché non ci sarà più il diario segreto dove appiccicarla dentro un immenso cuore disegnato con l’Uniposca fucsia (che si stanno perdendo gli screenagers della generazione Alfa!), ma un posticino per tenerla a memento esiste ancora, magari infilata nel retro della cover dell’iPhone, bella-zi’-come-ai-tempi-del-babbo.