TORINO. A dodici mesi dalla presentazione del Rapporto Draghi sulla competitività europea, le raccomandazioni dell’ex premier restano in gran parte lettera morta. È quanto emerge dallo studio di Future Proof Society, piattaforma fondata da Alessandro Tommasi che nei mesi scorsi ha intervistato una ventina di ceo e board member italiani e internazionali.
Il quadro è sconfortante: quasi un terzo (29%) delle raccomandazioni a breve termine non è stato ancora avviato dalla Commissione europea; solo il 10% ha trovato attuazione concreta. Nel frattempo, il divario con gli Stati Uniti continua ad allargarsi. Oltreoceano il Pil pro capite è superiore del 34% (86 mila dollari contro 63 mila), mentre la capitalizzazione dei mercati azionari pesa per il 48% del totale globale, contro meno del 10% dell’Europa. Dal 2000 a oggi l’Ue ha dimezzato il proprio peso sui mercati finanziari (dal 18 al 9%), mentre gli Usa sono rimasti stabili.
Piano Draghi dimenticato, realizzato il 10%. Digitale e mercato dell’energia al palo- Marco Bresolin
Lo studio sottolinea come, a fronte della richiesta di Draghi di mobilitare 750-800 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi l’anno, non sia stato introdotto alcuno strumento finanziario nuovo a livello europeo. L’Ue continua a investire circa 270 miliardi in meno rispetto agli Stati Uniti in ricerca e innovazione, mentre l’87% delle imprese europee cita ancora i costi energetici come un ostacolo decisivo.









