Le ossa ritrovate a San Camillo di Roma lo scorso luglio non sono di Emanuela Orlandi: i primi risultati degli esami del Dna, affidati al team della Sapienza, lo confermano.
Il nascondiglio segreto
I resti di ossa umane erano stati ritrovati nel vano ascensore di un’ala dell’ospedale romano, il padiglione Monaldi. Si tratta del vecchio reparto di patologia clinica neuromuscolare, chiuso intorno alla fine degli anni ’80. Il padiglione fu in parte ristrutturato nel 1999 ma poi fu dichiarato definitivamente pericolante, e divenne meta dei senzatetto. Ma perché le ossa ritrovate hanno subito tirato in ballo la scomparsa della cittadina vaticana avvenuta nel 1983? La connessione è “sotterranea” e risale a 15 anni fa circa, quando Sabrina Minardi, dichiarò ai magistrati nei giorni immediatamente dopo il rapimento della ragazza Emanuela sarebbe stata trasferita da alcuni membri della Banda della Magliana, da Torvajanica di nuovo a Roma “in un’abitazione in via Antonio Pignatelli 13, a Monteverde nuovo, nel Gianicolense che aveva un sotterraneo immenso che arrivava quasi fino all’Ospedale San Camillo”. L’esistenza di questo sotterraneo è stata accertata dagli inquirenti il 26 giugno 2008, ma la polizia scientifica non trovò alcuna traccia di Emanuela Orlandi. La Minardi, che all’epoca dei fatti era legata a De Pedis parlò anche di un altro membro della Banda della Magliana che, rintracciato dalle forze dell’ordine, ammise che il rifugio in via Pignatelli fosse sì un nascondiglio, “ma non per i sequestrati, bensì per i ricercati. Era il rifugio di Renatino”, scriveva Repubblica nel luglio 2008.






