Gli uomini della Scientifica hanno lasciato, diverse ore fa, il padiglione Monaldi dell’ospedale San Camillo di Roma dove sono state ritrovate delle ossa umane. A fare il macabro rinvenimento, gli operai che erano al lavoro per ristrutturare l’ala della struttura, sede di un reparto chiuso da anni. I resti umani sono stati consegnati ai medici legali che dovranno analizzarli per stabilirne la provenienza ma secondo indiscrezione sembra risalgono a tempi molto recenti. Una volta stabiliti almeno il sesso e l’età dei frammenti, il Dna potrà essere comparato con i profili già in possesso della Procura di Roma tra cui quello di Emanuela Orlandi. L’associazione tra il ritrovamento e la cittadina vaticana inspiegabilmente scomparsa il 22 giugno del 1983 è presto stata fatta, come spesso è già accaduto in altre situazioni simili. Ad alimentare quella che potrebbe essere solo una suggestione, stavolta, sono le dichiarazioni fatte ai magistrati nel 2008 da Sabrina Minardi, nel corso della seconda inchiesta sul caso. La donna, che all’epoca dei fatti era legata sentimentalmente a Enrico De Pedis, al procuratore Giancarlo Capaldo disse, come risulta dagli atti, che l’uomo fosse coinvolto nella scomparsa e che Emanuela fu tenuta prigioniera in un covo nel quartiere Monteverde a cui si accedeva anche dai sotterranei del San Camillo. L’esistenza del covo e della connessione con l’ospedale romano furono circostanze accertate e confermate dagli inquirenti durante le indagini poi archiviate.
Ossa al San Camillo, Pietro Orlandi: "Spero non siano di Emanuela"
Il fratello della ragazza scomparsa nel 1983 commenta il ritrovamento di resti umani nell'ospedale collegato al covo della Banda della Magliana







