Che fatica, donne
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Pietro Orlandi, da oltre 40 anni si batte per la verità sulla scomparsa della sorella Emanuela (Ansa)
Roma, 25 luglio 2025 – “Ogni volta che si trovano ossa per Roma sembra debbano appartenere per forza a Emanuela. Speriamo di no”. È un Pietro Orlandi rassegnato a commentare sul gruppo da lui fondato su Facebook la suggestione che lo scheletro ritrovato in un padiglione chiuso dell'ospedale San Camillo di Roma sia quello della sorella Emanuela, scomparsa il 22 giugno 1983. “Aspettiamo la comparazione genetica con il Dna di Emanuela, in possesso della procura”, ha detto al Giornale Laura Sgrò, l'avvocata di Pietro. “Certo è un'ipotesi suggestiva, alla luce proprio della testimonianza della Minardi confermata in parte dalle indagini svolte dalla squadra mobile”, ha aggiunto.
Nelle sue testimonianze fiume l'ex amante di Renatino De Pedis Sabrina Minardi aveva raccontato che la 15enne vaticana era stata nascosta in una zona adiacente al San Camillo, ovvero dalle parti di piazza San Giovanni di Dio. Le indagini della procura però avevano dimostrato l'inattendibilità delle dichiarazioni di Minardi a proposito delle persone chiamate in causa. Una di queste, Daniela Mobili, era addirittura in carcere all'epoca della sparizione di Emanuela. In più va ricordato che il padiglione del San Camillo è stato attivo fino alla fine degli anni Ottanta e poi ristrutturato nel 1999. È difficile pensare che un cadavere in avanzata decomposizione possa essere rimasto lì per anni senza mai essere notato.






