VENEZIA - Altro che 8 settembre, ma quale armistizio? La giornata di ieri è stata illuminante sulle scintille che, al di là delle dichiarazioni di unità della coalizione, sono destinate a brillare nel cielo del centrodestra, dopo l’accelerazione del segretario leghista Matteo Salvini sulla possibile candidatura del suo delfino Alberto Stefani alla presidenza del Veneto. In mattinata è risuonata come un’apertura meloniana la dichiarazione di Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera, ai microfoni di SkyTg24: «Il nome è sicuramente importante, più che apprezzabile. Crediamo e abbiamo la fortuna di avere diverse personalità di grande solidità e capacità amministrativa. Non ragioniamo nell’ottica di dire “Fratelli d’Italia è il primo partito e quindi lo vogliamo noi”, perché lo avremmo già potuto fare, e lo potremmo fare dappertutto, ma non intendiamo farlo, perché bisogna rispettare il territorio e le autonomie. E il Veneto in particolare ha una storia importante da questo punto di vista, come ricordiamo da quando si votò il referendum sull’autonomia differenziata». Ma inevitabilmente non tutti dentro FdI sono disponibili alla capitolazione in favore degli alleati.

È il caso ad esempio del coordinatore regionale Luca De Carlo, a lungo indicato come potenziale alfiere della coalizione. Sibillino il suo post su Facebook, facendosi ritrarre da pastore davanti alle pecore: «Qualcuno scambia la semplicità per debolezza e la correttezza per remissività. La pelle dell’orso costa cara e non si vende prima». Esplicite le sue parole ad Antennatre, ribadendo il concetto lanciato ancora domenica: «Fratelli d’Italia ovviamente auspica di conoscere quanto prima la data del voto. Auspichiamo anche che venga sciolto nel più breve tempo possibile il nodo del governatore, anche per evitare le fughe in avanti e i desiderata scambiati per accordi».