È la prima volta di un’opera in prima mondiale alla Scala composta da una musicista, dedicata a una poetessa, messa in scena, dal 28 settembre, da una regista. Sul podio una direttrice.
Silvia Colasanti, lei ha dato voce ad Anna Achmatova, simbolo di resistenza al potere: come nasce «Anna A»?
«Nasce prima della guerra tra Russia e Ucraina — risponde la compositrice, formatasi a Santa Cecilia e ora direttrice del Festival della Valle d’Itria — e il tema è il rapporto tra arte e potere. Nasce dalla passione per la poesia e la letteratura russa e dal desiderio di raccontare, attraverso una storia vera che è anche simbolica, come l’arte sia una forma di resistenza al potere». Achmatova è una donna che nasce in una famiglia aristocratica, ha più mariti, un amante (Amedeo Modigliani), attraversa guerra e rivoluzione: cose le ha interessato di più?
«La biografia e la raccolta Requiem scritta per il figlio quando venne imprigionato per niente (come si ripete, ossessivamente, nell’opera ndr) solo in quanto figlio del primo marito Nikolaj Gumilëv, fucilato come controrivoluzionario. Con Requiem la politica fa ingresso nella sua poesia dando voce al dolore come madre».
Anche lei è madre: difficile conciliare il ruolo di madre e professione?






