Forest City affonda le radici in un sogno: creare una città «intelligente», «dinamica», «ecologica» e «armoniosa». Una parola, quest'ultima, tanto cara alla cultura cinese, che sull'armonia ha costruito una società e una nazione. E che ora viene esportata anche in realtà nuove, fuori dal territorio della Cina. Una di queste è proprio la metropoli da 100 miliardi di dollari che aspirava ad attirare 100 milioni di abitanti. Costruita nella punta meridionale della Malesia, a due passi dal confine con Singapore, adesso questa utopia si è quasi spenta come un fiammifero nel vento. I suoi palazzi sono quasi interamente vuoti, la vita brulicante immaginata fra le sue strade è solo silenzio e solitudine.
Altro che milioni di abitanti. Qualcuno, però, resiste. E si aggrappa con forza all'utopia di una metropoli del futuro. Sono imprenditori, cripto-ossessionati e «tecnottimisti» (si definiscono così) che vedono in realtà come Forest City un modo per costruire la società dei propri sogni: un posto dove l'innovazione supera l'idea di Stato, dove l'impresa individuale è premiata e non penalizzata, dove costruire una costosissima scuola per iper-progressisti della Silicon Valley.








