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7 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 12:17
Il conto alla rovescia per la fine dell’assalto a Mediobanca è agli sgoccioli. L’8 settembre segna il termine della prima fase di adesione all’offerta di scambio lanciata dal Monte dei Paschi di Siena per volere del governo Meloni, primo azionista di Mps, che appoggia i grandi azionisti Caltagirone e Delfin interessati a conquistare Piazzetta Cuccia per mettere le mani sulla “cassaforte” Generali. Le adesioni già a quota 40,4% indicano un esito quasi scontato. Se la cifra non raggiungerà subito la soglia del 50%, lo farà quasi certamente nel periodo di riapertura dell’offerta, dal 16 al 22 settembre. Ora l’attenzione si sposta al 18 settembre, data in cui il cda di Mediobanca si riunirà per approvare il bilancio e, con ogni probabilità, per prendere atto del successo della manovra senese, segnando la fine di un’era. Con l’amministratore delegato Alberto Nagel e il suo cda pronti a dare le dimissioni.
L’operazione, guidata dall’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio, ha ricevuto una spinta decisiva con l’aggiunta di una componente in contanti all’offerta: 0,9 euro per azione. Una mossa da 732 milioni di euro, studiata per colmare il divario tra il valore dell’offerta e quello di Borsa e convincere gli ultimi azionisti indecisi, inclusi gli hedge fund esteri, a conferire le loro quote. Il fronte pro scalata ha dalla sua come detto i “pesi massimi” Delfin (la holding degli eredi Del Vecchio) e Francesco Gaeteano Caltagirone, soci forti di Mps, che insieme detengono già il 30% di Mediobanca. Oltre a Edizione della famiglia Benetton con il 2,2%, al 2% dell’Enpam, l’ente di previdenza dei medici e degli odontoiatri, e all’1,1% della famiglia Tortora, altri investitori hanno apportato i loro pacchetti o sono in procinto di farlo. La soglia del 50% delle adesioni, sufficiente per ottenere il controllo e procedere al repulisti del cda, è a portata di mano.














