Uno dei film più anticonvenzionali della Mostra del Cinema in chiusura del concorso: stiamo parlando di “Silent Friend”, nuovo lungometraggio della regista ungherese Ildikó Enyedi.

Da sempre autrice difficile da incasellare, Enyedi – nata a Budapest nel 1955 – aveva vinto la Caméra d’or al Festival di Cannes nel 1989 con “Il mio XX secolo” e l’Orso d’oro al Festival di Berlino con “Corpo e anima”.

Quest’ultimo, probabilmente il suo lavoro più significativo, è l’emblema di un cinema profondamente libero, dove il sogno si mescola con la veglia e dove i tocchi surreali sono costanti e inaspettati.

Nonostante lavori ormai da molti anni, i suoi film sono sempre sorprendenti, fatta eccezione per “Storia di mia moglie” del 2021, pellicola decisamente più scolastica rispetto alla maggior parte delle sue opere.

È invece davvero anomalo, strambo, particolarissimo “Silent Friend”, film con cui torna in competizione a Venezia a trentun anni di distanza da “Magic Hunter”.