L'interprete principale di "Silent Friend" della regista ungherese Ildikó Enyedi è un interprete silente: una Ginkgo Biloba piantata nell'Ottocento che ritroviamo nel primo episodio del 1908, nel secondo del 1972 e infine nel terzo nel 2020, nei giorni prossimi alla pandemia di Covid. Tre diversi momenti della Storia che hanno come punto di unione una pianta che ha un collegamento, si voglia o no, con gli umani che la studiano, godono della sua ombra, vivono accanto ad essa. «Noi abbiamo una "cecità vegetale" che ci porta, noi umani, a ignorare il mondo vegetale dichiara se siamo in una stanza assieme a un gatto non ci sentiamo soli, mentre se c'è solo una pianta, noi pensiamo di essere soli, non la consideriamo come un "amico silente" che si relaziona a noi». Ma il film non è solo sul rispetto e la necessaria riconciliazione con la biosfera che ci circonda, ma anche sull'importanza della scienza e della ricerca: «Il film racconta di tre diverse generazioni che si muovono all'interno di un orto botanico, delle loro passioni ed emozioni, ma anche di quanto sia importante una ricerca da preconcetti come quello che, in fondo, pensa che le piante siano solo piante. Qui mostriamo la nostra arroganza umana».
Silent Friend, il film sulla Ginkgo Biloba che attraversa 3 diversi momenti della Storia. «Serve una ricerca senza preconcetti»
L'interprete principale di "Silent Friend" della regista ungherese Ildikó Enyedi è un interprete silente: una Ginkgo Biloba piantata nell'Ottocento che ritroviamo...








