Dal 7 ottobre 2023 sono passati 700 giorni esatti, trascorsi nei sotterranei di Hamas dai 48 rapiti che dovrebbero essere ancora in vita. E tra un mese saranno due anni dal massacro. Non sono queste ricorrenze e quei prigionieri, però, ciò che interessa alla Flotilla e ai suoi attivisti italiani, tra i quali figurano quattro parlamentari d’opposizione. Importa solo l’“hype”, il clamore che si riesce a creare attorno al viaggio, la cui partenza era prevista domani ed è stata rimandata a causa del maltempo. Destinazione Gaza, o meglio il blocco navale sul quale andranno a schiantarsi. Ma prima di essere fermati da Israele, hanno deciso di bloccare l’Italia.

Cortei, scioperi, occupazioni di binari e strade, minacce e boicottaggi anche degli eventi più impensabili fanno parte del programma di mobilitazione. Chiedere ai Radiohead, gruppo rock britannico che ha annunciato quattro concerti a Bologna: non condividono la politica del governo israeliano, ma contro di loro è partita comunque la campagna di boicottaggio dei pro-Pal, che li accusano di «restare colpevolmente in silenzio».

Al grido di «Se Israele blocca la Sumud Flotilla noi blocchiamo l’Europa», in centinaia giovedì avevano occupato i binari della stazione di Pisa per impedire la circolazione dei treni. L’inizio di qualcosa di molto più grande, assicurano. «È il tempo di bloccare tutti gli ingranaggi del genocidio, a partire dalle nostre città», proclama la sigla Studenti per la Palestina. Dovranno vedersela con la polizia: la questura di Pisa, dove le immagini sono state esaminate, sta per consegnare alla procura le informative sui responsabili dell’azione. Per una dozzina di loro si ipotizza il reato di interruzione di pubblico servizio.