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Nel 2024 Giorgio Armani disse al Corriere della Sera che «due o tre anni come responsabile dell’azienda» poteva ancora concederseli: «Di più no, sarebbe negativo». Al tempo Armani aveva 90 anni ed era ancora stabilmente a capo del suo gruppo, come presidente, amministratore delegato e direttore creativo. Sono ruoli che ha mantenuto fino alla morte: «La mia più grande debolezza è che ho il controllo di tutto», aveva detto in un’intervista uscita una settimana fa sul Financial Times.

Secondo molti però questo controllo totale è stato tra le ragioni del successo di Armani nei decenni. A differenza di molte maison di moda che negli ultimi anni sono state comprate dai più grandi gruppi del lusso come LVMH e Kering, Armani è infatti riuscito a mantenere indipendente la sua azienda, fondata il 24 luglio del 1975. È stato di fatto l’unico azionista di un gruppo che vale miliardi di euro, controlla attività in molti altri settori oltre a quello della moda, e che ora deve affrontare quella che il Wall Street Journal definisce come la sua «prova più grande», cioè quella della successione.

In cinquant’anni il gruppo Giorgio Armani ha espanso parecchio le sue attività, realizzando molti prodotti accessibili anche alle masse: profumi, occhiali, biancheria intima, linee di abbigliamento più economiche e adatte ai giovani (come Emporio Armani e Armani Jeans, che dopo il 2017 è stata accorpata ad Armani Exchange) e vestiti o accessori prodotti in licenza, cioè fatti da altre aziende che pagavano Armani per poterci mettere sopra il suo logo. Ha aperto una linea per la casa e costruito hotel e resort. Oggi il gruppo ha circa 2.500 negozi e dozzine di ristoranti: uno degli ultimi acquisti di Giorgio Armani è stata La Capannina, uno storico locale di Forte dei Marmi, in Toscana, fra i più antichi d’Europa ancora in attività.