Caro Aldo,

ho riletto sul Corriere l’intervista che fece a Giorgio Armani insieme a Paola Pollo per il suo 90esimo compleanno, un’intervista molto intima in cui confidò quale fosse uno dei suoi rimpianti più grandi nella vita: non avere avuto figli. Ma ho avvertito anche un rimpianto per un mondo che gli apparteneva fatto di lavoro, rispetto, disciplina, umanità che non esiste più. Che impressione ha avuto lei che lo ha conosciuto?

Alessandro Prandi

Caro Alessandro,

Il rimpianto che lei ha avvertito è autentico. Quando con Paola Pollo gli chiedemmo come trovasse la Milano di oggi, Giorgio Armani rispose: «Mi piace come la stanno rimettendo a posto, le case restaurate, ma non mi piace la gente che ci gira. Gettano in terra una signora per rubarle la borsa, mettono sotto una bambina con la bicicletta… Non c’è più l’umanità di un tempo». A questo punto tentai di indurlo a parlar male dello stile in voga, ad esempio di quelli che girano in sandali e bermuda in centro d’estate, ma Armani non mi seguì: «Questo fa parte del mondo che cambia. Non vedo niente di male se uno porta i bermuda anche in via Garibaldi quando la stagione lo permette. Quello che conta è dentro, è la testa. I bermuda non sono un problema, se non vi corrisponde una mentalità un po’ garibaldina, un po’ sfrontata. Una mancanza di rispetto per la città». Insomma, per Armani il problema non erano i vestiti, il look come si diceva negli anni Ottanta. Era l’atteggiamento, la mentalità. Era, ed è, il degrado dei rapporti umani, questa falsa cordialità per cui ci si dà tutti del tu ma poi non ci si rispetta, il Suv lanciato a piena corsa ti costringe a balzare dalle strisce pedonali sul marciapiedi, dove rischi di finire sotto la bicicletta che non dovrebbe passare di lì, mentre gli spacciatori fanno il loro lavoro senza che nessuno intervenga. Ecco, era questa Milano, questa Italia, a infastidire l’arbitro dell’eleganza. Non i bermuda.