A chi dice che The voice of Hind Rajab non è cinema, bisognerebbe chiedere che cosa sia il cinema, se non quello che ti tiene inchiodato per un’ora e mezza lo spettatore al grande schermo, pregando che avvenga il miracolo e la storia finisca con la piccola Hind Rajab in salvo a casa con la madre e il fratello, pur sapendo che non può essere così.

Il cinema è tante cose: intrattenimento, psicoanalisi, incubo, horror, fantasy, romance, inchiesta. Ma è anche un’arma politica, una delle più potenti arme di propaganda. Lo sapevano i nazisti e i sovietici. Perché allora si alza il sopracciglio se il cinema rompe l’indifferenza, muove le coscienze?

Qualcuno forse ha protestato quando a vincere la Mostra nel 2022 è stato Tutta la bellezza e il dolore - All the Beauty and the Bloodshed, il documentario di Laura Poitras che segue la battaglia della fotografa Nan Goldin contro la famiglia Sackler, proprietaria della società farmaceutica Purdue Pharma, ritenuta responsabile dell’epidemia di oppioidi negli Stati Uniti e dell’intossicazione per ossicodone della stessa Goldin? Non si trattava esattamente di fiction, ma allora, giustamente, nessuno ha protestato.

La trama

Il film è costruito sulla voce di una bambina palestinese di sei anni, Hind Rajab, intrappolata in un’auto colpita dall’esercito israeliano, mentre cerca di fuggire da Gaza con i cugini e gli zii. È il 29 gennaio 2024: l’ unica sopravvissuta nella macchina è lei ma purtroppo i tentativi di salvataggio non riescono e il film documenta la morte sia della bimba sia di tutti i soccorritori. Ecco come si è svolta la tragedia. Uno zio residente in Germania mette in contatto la bambina con gli operatori della Mezzaluna rossa, che tentano di salvarla, tenendole compagnia al telefono mentre dispongono i soccorsi. Hind è terrorizzata , supplica che la vadano a prendere. L’ambulanza è a soli otto minuti da lei, ma farla arrivare è molto complicato. La pellicola è imperniata sulla traccia vocale di Hind Rajab, registrata dalla Mezzaluna Rossa quel 29 gennaio e ruota attorno a quelle ore, tante, troppe, in cui i soccorritori cercano di trovare una soluzione. Protagonisti sono la responsabile della squadra (Saja Kilani), un operatore (Motaz Malhees), il coordinatore (Amer Hlehel) e una psicologa (Clara Khoury). Alcune volte le loro recitazioni si sovrappongono alle voci reali registrate.