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5 SETTEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 18:03

La Corte Costituzionale a maggio gli dà ragione, ma un mese dopo arriva una parcella di 14mila euro di spese legali degli avvocati di Stato da pagare. È questa la sintesi di una vicenda kafkiana che ha coinvolto Giulia Garofalo Geymonat e Denise Rinehart, una coppia di donne sposate che per circa nove anni ha portato avanti una battaglia legale, la prima avviata in Italia, per vedere riconosciuto il loro diritto a essere genitori di un figlio nato da procreazione medicalmente assistita (Pma) all’estero: fino al pronunciamento della Consulta di maggio scorso solo la donna che aveva partorito era riconosciuta come madre nei documenti ufficiali, mentre l’altra non aveva alcun diritto né dovere sul bambino.

Il fardello economico insostenibile per la coppia ha origine dalla sconfitta che arriva nell’ultimo miglio della loro lunga battaglia legale contro il ministero dell’Interno, con la sentenza della Cassazione del gennaio 2024 che respinge definitivamente la loro istanza. Ma un anno e mezzo dopo, la Corte Costituzionale, analizzando un caso analogo di un’altra coppia di donne, ribalta tutto dichiarando incostituzionali gli argomenti utilizzati dagli avvocati dello Stato, quindi anche quelli impiegati nel caso di Giulia e Denise che però, avendo perso un anno e mezzo prima del pronunciamento della Consulta, ora devono pagare 14mila euro di spese processuali e stanno chiedendo un sostegno per raggiungere la cifra.