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Lo scudo penale diventa definitivo nei casi di colpa lieve, mentre si rafforzano formazione e percorsi di specializzazione per allineare il sistema sanitario alle nuove sfide
La riforma approvata dal Consiglio dei ministri dedica un capitolo centrale alle professioni sanitarie. Dopo anni di dibattiti e tensioni, arriva la misura più attesa: lo scudo penale definitivo per i medici, limitato ai soli casi di colpa lieve. Un provvedimento che risponde a un’esigenza emersa con forza durante la pandemia, quando migliaia di operatori si sono trovati esposti a rischi giudiziari per scelte compiute in contesti di emergenza e carenza di risorse.
Il nuovo assetto non elimina le responsabilità professionali, ma le ridefinisce. I medici continueranno a rispondere per colpa grave, dolo o negligenza evidente, ma saranno esclusi dai procedimenti per errori minori o per decisioni prese in situazioni di forte pressione organizzativa. L’intento del governo è duplice: restituire serenità a chi opera in prima linea e ridurre il contenzioso che grava sui tribunali e sul sistema sanitario.








