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Nuove regole per formazione, competenze e burocrazia: il Governo punta a modernizzare la professione forense dopo oltre dieci anni dall’ultima riforma organica
La riforma delle professioni approvata dal Consiglio dei ministri non poteva non toccare una delle categorie più numerose e simboliche: quella degli avvocati. Dopo il Dpr 137 del 2012, che aveva ridisegnato in maniera organica l’ordinamento delle professioni, il mondo forense si ritrova oggi davanti a una nuova fase di rinnovamento. Una fase che, almeno nelle intenzioni del Governo, punta a modernizzare la figura dell’avvocato, semplificare la macchina burocratica che ne accompagna l’attività e rafforzarne la formazione per rispondere alle sfide di una giustizia sempre più digitalizzata e complessa.
Il cuore della riforma riguarda proprio la formazione e l’aggiornamento professionale. L’avvocato del futuro non potrà più limitarsi a padroneggiare i codici: dovrà avere competenze più trasversali, che spaziano dal diritto delle nuove tecnologie alla consulenza in materia di privacy, intelligenza artificiale e internazionalizzazione delle imprese. I percorsi universitari e i tirocini saranno dunque riorientati, con un maggiore raccordo tra università e ordini professionali, e con una pratica forense che non si riduca a un adempimento formale, ma diventi realmente formativa.






