Quanti erano gli italiani svegli la notte per godersi il monologo di Sinner contro Musetti lo scopriremo solo oggi, a quotidiano stampato. La «cifra clamorosa» in ogni caso non ci sorprenderà: erano tanti, garantito al limone. Pensa un po’ quanto è potente il virus: si chiama Jannik, scandisce un parlato dal tratto sfacciatamente sudtirolese e non mangia le vocali, gioca ai Lego, si fa gli strafatti suoi, zero polemiche, di politica non parlerebbe neppure sotto la minaccia di una tenaglia stretta attorno all’unghia, zero teatralità, il privato più protetto del Cremlino, amale belle donne ma non ama parlarne, può apparire un po’ noiosetto, in campo non bercia (giusto il pugnetto) e quando vince al massimo indulge a un pugnetto al cubo. Ecco, si pensi che nonostante tutto ciò uno smisurato numero di italiani ha fatto le ore piccole davanti alla tv per l’inedita sfida azzurra ai quarti degli Us Open.

Ma, ammettiamolo, ha fatto le ore piccole soprattutto per lui: la potenza del virus (parola, qui, spogliata da sfumature negativa, serve giusto a rendere l’idea). Com’è possibile? Come può il rosso nato ai confini dell’impero e con casa a Montecarlo aver destato in modo così travolgente un’italica vis tennistica latitante dalla Davis del 1976, impresa rievocata sino a diventare ingenerosamente caricaturale? La risposta- banale, sbrodolata, retorica ma oggettivamente veritiera- è la seguente: è possibile perché è italiano.