La sua ambizione, nemmeno troppo nascosta, è quella di vincere il premio Nobel per la Pace. Nel mentre, però, Donald Trump ha pensato di cambiare nome al dipartimento della Difesa: tornerà a essere chiamato «della Guerra». Come ai tempi del primo presidente americano, George Washington, e come è stato fino al 1947. A proposito di conflitti, non si ferma quello in Ucraina: il leader di Kiev Zelensky, incassato ieri a Parigi l'appoggio di 26 Paesi «volenterosi» per un futuro di pace, stamattina in collegamento col forum Teha di Cernobbio ha ribadito che Putin però non vuole fermarsi.

Alla Casa Bianca ieri c'è stata una cena dai contorni fantozziani: al tavolo di Trump i maggiori esponenti dell'industria big tech, da Altman di OpenAI a Cook di Apple, da Gates di Microsoft a Zuckerberg di Meta e tutti, a turno, hanno tessuto le lodi del «tycoon in chief» prestandosi, per ragioni di Stato e soprattutto di bilancio, all'encomio di rito. L'assente di lusso? Musk. Il patron di Tesla e SpaceX ha detto di essere stato invitato ma di essere impossibilitato a partecipare.

Buona lettura: la nostra raccolta di oggi si chiude con un piccolo omaggio a Giorgio Armani. Con la classe dei suoi abiti e della sua persona, seppe conquistare anche l'America (e tutto il mondo).