Ibisonti sono uno degli animali simbolo degli Stati Uniti. Le loro immense mandrie hanno calpestato per migliaia di anni il suolo delle grandi pianure americane, prima che la caccia indiscriminata, nuovi patogeni e l’erosione del loro habitat naturale portati dai coloni europei li spingessero praticamente all’estinzione. Con la loro scomparsa, anche gli ecosistemi delle praterie sono cambiati. E oggi sappiamo esattamente come, grazie a uno studio pubblicato su Science che ha studiato i benefici portati dalla reintroduzione dei bisonti nelle praterie del grande parco nazionale di Yellowstone.

Gli animali stanno davvero fuggendo da Yellowstone prevedendo un disastro? Ecco la verità degli esperti

Ad un soffio dall’estinzione

La storia dei bisonti si intreccia fittamente con quella delle popolazioni umane che hanno abitato il continente americano. La loro presenza nelle praterie del Nord America è attestata almeno a partire dal 9mila a.C. Abitavano in una vasta area, nota anche come “cintura dei bisonti”, che si estende dall’Alaska al golfo del Messico, dove vagavano in enormi mandrie che hanno rappresentato per millenni una risorsa preziosa per le popolazioni di nativi americani. All’inizio del diciannovesimo secolo si stima che la popolazione di bisonti americani superasse i 60 milioni di esemplari, che vivevano in perfetto equilibrio con gli ecosistemi in cui abitavano, e con gli esseri umani.