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Da un anno e mezzo Noland Arbaugh vive con un migliaio di elettrodi impiantati nei neuroni del suo cervello. Grazie a loro riesce a controllare un computer, accendere la televisione e giocare ai videogiochi nonostante sia tetraplegico e abbia quindi una paralisi del torso e di tutti gli arti. Arbaugh è stato il primo paziente di Neuralink, la società fondata da Elon Musk per sviluppare impianti cerebrali, ed è osservato con interesse da gruppi di ricerca ed esperti del settore per valutare i progressi di una tecnologia che in futuro potrebbe cambiare la vita a migliaia di persone con paralisi. A diciotto mesi dall’impianto degli elettrodi, il sistema sembra funzionare, per quanto tra alti e bassi e con la difficoltà di distinguere tra i veri progressi scientifici e quelli che sono più che altro annunci di marketing di un’azienda di Musk.
Arbaugh ha poco più di trent’anni ed è tetraplegico dal 2016, quando ebbe un incidente mentre stava lavorando in un campo estivo in Pennsylvania, negli Stati Uniti. Giocava con i propri amici a tuffarsi in un lago, si buttò in acque troppo basse e rimediò una grave lesione spinale, rimanendo paralizzato dalla quarta vertebra. Da quel momento non poté più muovere né le gambe né le braccia e, come molte persone nelle sue condizioni, avrebbe sperimentato negli anni vari dispositivi e soluzioni per ridurre gli effetti della propria disabilità, ma con risultati deludenti.







