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Da alcuni giorni rappresentanti del comune di Bologna e del governo di Giorgia Meloni stanno litigando su un quartiere storico della città, la Bolognina, dove ci sono problemi di sicurezza legati allo spaccio di sostanze stupefacenti illegali: mentre il governo critica l’iniziativa della città di fornire pipe sterili alle persone con dipendenza da crack, che nel quartiere sono molte, il comune dice invece che le “zone rosse” volute dal governo non sono servite. Ma le implicazioni della lite sono anche più grandi della Bolognina e di Bologna, perché toccano temi che riguardano altre città italiane, di cui le amministrazioni locali faticano a occuparsi per via dei loro poteri limitati.
Le prime tensioni tra comune e governo sono emerse pochi giorni fa dopo che il comune aveva annunciato che avrebbe iniziato a distribuire pipe sterili alle persone che consumano crack, partendo dalla Bolognina. Tra gli altri il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, aveva definito l’iniziativa una «follia». La lite è poi iniziata dopo che lunedì l’assessora al Welfare e alla Sicurezza, Matilde Madrid, aveva detto che a breve avrebbe consegnato alla procura un “dossier” sullo spaccio alla Bolognina, dove secondo il comune l’istituzione della “zona rossa” voluta dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi non ha funzionato. Il sottosegretario al ministero dell’Interno, Nicola Molteni, ha però liquidato il dossier e ha imputato i problemi della Bolognina a una cattiva gestione da parte dell’amministrazione locale.











